Meglio Deezer o Spotify?

Ieri sera ero a cena a casa di un amico, che ha pure cucinato bene impedendomi di dirgli una volta assaggiato il risotto: “Vuoi che muoro?”, e vicino a noi c’era a tenerci compagnia il suo Macbook Pro acceso con Spotify a fare da colonna sonora con una playlist radio. Una volta scoperta questa cosa tutti i commensali hanno iniziato a proporre brani e canzoni da ascoltare e la serata è stata caratterizzata da momenti sonori particolarmente vari.

In questo genere di serate scopri musica nuova e ieri sera abbiamo anche scoperto la grande comodità dei servizi di musica in streaming.

Attualmente l’offerta di musica in streaming è composta principalmente da due sistemi: Spotify e Deezer, molto simili come offerta ma leggermente differenti come filosofia.

Spotify è caratterizzato da un’applicazione vera e propria che si installa sul proprio PC o Mac (per Linux esiste una versione beta) e permette di accedere all’archivio di brani offerto dal servizio. L’iscrizione è gratuita e permette a chi si iscrive di ascoltare liberamente per 6 mesi tutta la musica presente sui loro server, l’ascolto è inframmezzato da delle pubblicità in stile radiofonico.Terminato il periodo iniziale di 6 mesi l’utilizzo di Spotify viene limitato a 10 ore a mese.
Esistono 2 piani a pagamento: Unlimited e Premium, il primo, per 4,99€ al mese, permette l’ascolto illimitato,alza la qualità audio a 320k ed elimina la pubblicità, mentre il piano Premium,da 9,99€ al mese, aggiunge la possibilità di utilizzare l’applicazione anche sui dispositivi mobili, come tablet e smartphone, e aggiunge la possibilità di scaricare i brani preferiti per l’ascolto offline.

Deezer su computer non ha una sua applicazione ma si utilizza semplicemente dal browser, non richiedendo così nessuna installazione. L’utilizzo gratuito di Deezer per il periodo di prova è di 6 mesi, una volta terminata si possono ascoltare le webradio e 2 ore di musica al mese.
L’offerta a pagamento è composta da due pacchetti: Premium e Premium+, il primo a 4,99€ al mese permette l’ascolto illimitato di musica in alta qualità sul proprio PC ovviamente senza interruzioni pubblicitarie, il secondo per 9,99€ estende l’ascolto all’applicazione per tablet e smartphone e permette l’utilizzo offline.

I servizi sono sostanzialmente sovrapponibili, i cataloghi non sono proprio identici ma in larga parte lo sono e l’offerta economica è uguale.

L’app di Spotify su PC è comoda e pratica ma Deezer su browser lo si può “portare” dove si vuole in un attimo non richiedendo nessuna installazione.
L’applicazione mobile di Spotify non l’ho ancora provata mentre quella di Deezer mi piace molto in versione iOS mentre la trovo un po’ scarna e spoglia su Android.

Pare che Spotify tenda a pagare meno gli artisti di case discografiche indipendenti rispetto a quelli delle major ma dovrebbe essere una situazione in via soluzione. Su Deezer non ho trovato notizie in merito.

Il mercato dello streaming è sicuramente in espansione tanto che Google ha in progetto un servizio simile sulla piattaforma Google Play ed indiscrezioni vedono Apple interessata al servizio Daisy.

Qua trovate Deezer e qui Spotify.

Voi quale servizio avete scelto o sceglierete? Gratis o a pagamento?

“Il cane mi ha mangiato i compiti”- Berlusconi e la congiuntivite come legittimo impedimento

Silvio_Berlusconi_09072008

La notizia del giorno è il ricovero di Berlusconi in ospedale a causa di una grave congiuntivite che casualmente è a ridosso dell’udienza in tribunale per il caso Ruby.

Il ricovero arriva dopo una lunga serie di richieste di rinvio del processo per legittimo impedimento che includono impegni di parito, impegni istituzionali e infine la congiuntivite che nel mentre è diventata uveite.

Ovviamente su Facebook e Twitter si sprecano i commenti e le battute, fra le finte giustificazioni scolastiche compilate da Silvio Berlusconi e chi ricorda le giustificazioni più assurde come “il cane mi ha mangiato i compiti” e tante altre.

Devo ammettere che se fosse veramente una balla (lascio il beneficio del dubbio) io mi sentirei seriamente preso in giro come cittadino onesto e corretto che non può sfuggire e spesso non vuole nemmeno sfuggire alle proprie responsabilità. Purtroppo per una parte di italiani invece un comportamento così furbo e irresponsabile è una nota di merito e temo che buona parte dei suoi elettori non si senta nemmeno scalfita da un’ipotesi simile.

Voi cosa ne pensate? Si tratta di una semplice coincidenza oppure avete qualche sospetto?

L’inutile gara Donne Vs Uomini

La Festa della Donna, che si ritiene erroneamente fissata all’8 Marzo per ricordare la morte di 129 arse vive in un incendio di una fabbrica per aver protestato contro le orrendi condizioni in cui erano costrette a lavorare, in realtà nasce dalle rivendicazioni delle donne socialiste americane e all’inizio non aveva nemmeno una data precisa ma coincideva con una serie di conferenze e manifestazioni che si tenevano fra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo.

Lo spirito di quella che è nata non come la festa ma bensì come la Giornata della Donna dovrebbe essere quello di ribadire le conquiste sociali e di ricordare le donne vittime della discriminazione e della violenza.

Mi dispiace dirlo ma credo che uscire con le amiche per vedere un tizio unto in mutande non sia il modo migliore di passare questa giornata e credo che alla fine sia solo l’imitazione di uno dei comportamenti più beceri del genere maschile. Devo dire che per fortuna questo genere di serate mi pare che stiano diminuendo e forse piano piano si fa strada una maggiore consapevolezza della reale natura della Festa della Donna che tende meno a scimmiottare i comportamenti maschili.

Ecco, credo che il problema sia proprio nello scimmiottare l’uomo e credo anche che sia in quel femminismo da strapazzo che punta più ad affermare la superiorità della donna che non a sottolineare la parità di diritti. Quel femminismo che invece di ragionare attacca creando alla fine un muro e non un dialogo.

Si potrebbe invece cercare il dialogo ricordando che una maggiore partecipazione femminile al lavoro corrisponde ad un aumento del PIL, oppure ricordando che mediamente a parità di lavoro le donne vengono pagate meno, a volte anche del 20%. All’atto pratico se la propria moglie/compagna dovesse guadagnare il 20% in più rispetto ad oggi non credo che agli uomini questa cosa possa dare fastidio.

In questa giornata, ma ogni andrebbe fatto ogni giorno, vanno ricordate le 124 vittime del femminicidio del 2012, che in Italia è un fenomeno in aumento a fronte di una diminuizione generale degli omicidi, e va ricordato che le vittime non sono genericamente donne, ma potrebbero essere delle nostre amiche, delle persone a cui siamo legati e che quindi il fenomeno va combattuto insieme, uomini e donne.

Bisogna riflettere su queste cose cercando di fare squadra e ragionando sui vantaggi comuni e non alimentando inutili tifoserie da stadio in una stupida lotta Donne Vs Uomini il cui unico risultato è l’immobilità totale.

Complottari a 5 stelle?

Dopo anni di noia politica l’arrivo del MoVimento 5 Stelle ha portato sicuramente una ventata di novità e ha attirato un sacco di sguardi curiosi verso di sè. La novità genera sempre oltre ad una giusta dose di entusiamo anche una giusta dose di diffidenza e così i nuovi parlamentari eletti fra le file del MoVimento sono finiti sotto la lente di ingrandimento.

La presentazione ingenua, in un mondo scafatissimo come la politica, ha creato un mix fra immedesimazione e paura per l’inadeguatezza che ovviamente ha fatto parlare tutti da Facebook a Twitter. Sono nate pagine virali che si prendono gioco dei neoeletti parlamentari e un po’ tutti hanno giocato al “grillino che si presenta”.

Ieri su Facebook, nel mare di articoli e interventi dedicati al M5S, è comparso questo video dove Paolo Bernini, onorevole del M5S, spiega che dopo aver visto un documentario su YouTube intitolato “Zeitgeist” gli si è aperta la mente e ora si preoccupa per i chip sottopelle impiantati negli Stati Uniti.

Ovviamente il fatto che un onorevole presti attenzione ad una di quelle idee che vengono normalmente definite “Teorie del Complotto” non è piaciuto a molti e a creato un po’ di dubbi sull’effettiva validità dei componenti eletti in parlamento.

L’accoppiata M5S e “Teorie del Complotto” mi ha fatto tornare in mente una vecchia notizia riguardante il terremoto in Emilia Romagna e la richiesta da parte di Favia e della Salsi (ora entrambi espulsi dal Movimento) di una commissione di inchiesta sulla tecnica del fracking che secondo Grillo e il suo Movimento potrebbero essere la causa del terremoto in Emilia. Grillo ha anche dato peso e spazio sul suo blog a Giampaolo Giuliani, che sostiene di poter prevedere i terremoti.

Non è difficile trovare sul forum del MoVimento 5 Stelle discussioni riguardanti le scie chimiche e il consigliere comunale di Torino Vittorio Bertola tempo fa ha annunciato su Facebook una petizione al Comune sul tema delle “scie chimiche”. Bertola ha specificato in seguito di non esserne il promotore ma di aver voluto semplicemente diffondere la notizia. Il Meetup di Vicenza afferma sul proprio sito di aver preso parte ad incontri dedicati alle scie chimiche e il gruppo di Piacenza pubblica materiale video su questo tema.

Bisogna ammettere che non sono i primi politici ad interessarsi di questi temi perchè sul sito della Camera dei Deputati si trova facilmente un’interrogazione con risposta scritta che chiede delucidazioni sul fenomeno delle scie chimiche che ha come primo firmatario Scilipoti ma ne esiste una precedente che ha come firmatario Antonio Di Pietro

Per fortuna che oggi c’è questa attenzione verso i nuovi deputati ma forse sarebbe stato il caso di averne anche in passato e di sicuro sarebbe meglio averla anche in futuro, invece temo che a breve finirà l’entusiasmo per il giocattolo nuovo e nessuno si interesserà più di chi arriva in parlamento.

I Costi della Politica-I Consigli Regionali

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Milano – Palazzo Regione (Foto: Alessandra Cimatti-Flickr)

Dopo aver scritto l’ultimo post dedicato al M5S e ai finanziamenti pubblici mi sono incuriosito e ho cercato di capire a quanto ammonta la spesa per il mantenimento dei vari consigli regionali.

L’argomento è ampio e non ho la pretesa di riuscire a calcolare con precisione ma vorrei almeno avere un’idea di massima della spesa.

Prendiamo in esame la regione più grande: la Lombardia.

Ogni anno il consiglio regionale spende 11milioni di € di cui 3,2 milioni per le spese di comunicazione e per il funzionamento e 7,5 milioni di € per il personale. (http://bit.ly/14aHvbh)

Tutto questo senza nemmeno sfiorare gli stipendi e i rimborsi dei consiglieri.

Lo stipendio base parte da 3.299,39€ a cui vanno aggiunti dai 6.161,92€ fino ai 9.366,92 € di rimborso spese. Lo stipendio sale fino a 5.400,78€ per il Presidente di Consiglio e di Giunta passando per una serie di passaggi intermedi per i vari presidenti e vicepresidenti di commissione, e i capigruppo dei gruppi consiliari prendono 600€ in più dei loro colleghi senza incarichi. (Cifre ricavate da questo pdf pubblicato da parlamentiregionali.it)

Tutte queste spese vanno moltiplicate per 80, il numero dei componenti del consiglio lombardo.

Ovviamente riuscire a capire come vengono spesi non è così facile e sono pochi i gruppi che rendono chiaro il proprio bilancio(ad eccezione del M5S), specialmente in Lombardia.
Per trovare un po’ di chiarezza in più bisogna spostarsi in altre regioni.

QUI si può leggere il comunicato stampa del gruppo consiliare del PDL della Regione Friuli.

QUI si può leggere il comunicato stampa del gruppo consiliare del PD della Regione Friuli.

Fra le varie voci si legge la spesa per pubblicazioni, libri e abbonamenti a riviste che ammonta a 35mila€ per il PDL e a 26mila € per il PD (per la sola Regione Friuli-Venezia Giulia).

Dovete sapere che questa voce di spesa spesso rappresenta un ulteriore metodo di finanziamento per i giornali e le riviste collegate al partito, perchè ogni gruppo consiliare sia in regione, che in provincia, che in comune ha un budget dedicato ad abbonamenti che quasi sempre viene speso a favore di riviste e quotidiani collegati al partito del gruppo consiliare.

Ci sono poi situazioni paradossali come quella dell’Emilia Romagna dove in seguito al Decreto 174 dell’ottobre 2012 sui tagli dei costi della politica il rimborso per i viaggi per partecipare ai consigli è passato dal normale rimborso chilometrico per la benzina ad un più comodo ma più elevato forfait. Praticamente si è passati da un sistema virtuoso che obbligava i consiglieri a documentare ogni spesa di viaggio per poter aver diritto ad un rimborso di 0,50€ al km ad una cifra assegnata d’ufficio in seguito ad almeno 12 presenze mensili in consiglio e proporzionale alla distanza fra la residenza del consigliere e la sede del consiglio regionale emiliano. Conti alla mano un consigliere che prima per 16 viaggi documentati aveva speso e quindi riavuto solo 805 euro ora ne avrà 1.150. (http://bit.ly/14aStxy)

Palazzo della Regione Lazio (Foto Stefano Petroni-Flickr)

Palazzo della Regione Lazio (Foto Stefano Petroni-Flickr)

Tralasciando i vari processi in corso (Lazio e Lombardia) le spese si gonfiano a dismisura anche perchè spesso i consiglieri sommano le cariche sommando così anche le varie indennità e creano più gruppi consiliari, a volte composti da una sola persona che quindi è presidente di sè stessa. Questo gioco in certe regioni è stato portato all’estremo, come in Lazio dove solo uno dei 71 consiglieri (ora uscenti) era senza doppio incarico (http://bit.ly/YQqQKz), mentre in altre regioni si è sicuramente più virtuosi ma tutto questo sistema porta il costo di ogni singolo consigliere regionale italiano ad una cifra impressionante: 743mila euro all’anno, non comprensiva delle spese per lo staff.

Questa cifra moltiplicata per i 1110 consiglieri regionali (il numero dovrebbe essere in calo perchè è previsto un taglio di 300 posti con il ricambio delle prossime elezioni http://bit.ly/ZS23Zf) fa un totale di spesa di 824.730.000 €/anno, pari più o meno a quanto spende la Camera in un anno ed è pari a poco più del 3% della manovra correttiva del Governo Monti dell’inverno 2011, giusto per capire con che cifre stiamo giocando mentre gli stipendi dei parlamentari come dicevo in un altro post rappresentano lo 0,54% della manovra di bilancio dello stato.

Per prima cosa credo che ci sia bisogno di una maggiore trasparenza, i gruppi dovrebbero essere obbligati a pubblicare ogni spesa e a giustificarla in modo da evitare sprechi e addebiti senza senso, come cene a base di tartufo bianco, reggiseni, vestiti e profumi (http://bit.ly/14g99ni). Poi ci vorrebbe un limite alle commissioni, perchè ogni presidente e vicepresidente ha un’indennità maggiorata rispetto al semplice consigliere, e quindi rendere impossibile anche il sommarsi di poltrone, mentre attualmente ci sono consiglieri che sono capogruppo (+600€ al mese) e contemporaneamente presidenti in una commissione e vicepresidenti in un’altra.

Ovviamente con tutte queste cifre e con tutte queste situazioni potrei aver fatto un po’ di confusione quindi se volete aiutarmi a fare un po’ di chiarezza commentate pure 😉

Top Manager e stipendi.Ci vuole un taglio?

ceo

Scaroni (ENI) – Zuckerberg (Facebook) – Montezemolo (Ferrari)

Ieri in Svizzera è stato approvato, con una larga maggioranza, un referendum che mette un freno agli stipendi dei Top Manager delle aziende elvetiche (http://huff.to/YIf0Oz), e che vieterà anche quello che viene chiamato in gergo “Paracadute D’Oro”, ovvero la buonauscita milionaria che spetterebbe al management una volta sollevato dall’incarico.
Per fare un esempio italiano: Alessandro Profumo nel 2010 ha incassato 38milioni di € da Unicredit come liquidazione.

Dato che fare paragoni è insito nella natura umana, automaticamente mi sono chiesto cosa succede qui da noi e quale sia la situazione degli stipendi dei più importanti manager nostrani e se forse non sia il caso di procedere con una legge simile anche in Italia.

Bisogna per prima cosa dire che spesso la retribuzione di un manager è divisa in 2 parti: la prima è composta dalla cifra in “contanti” che il manager riceve come stipendio effettivo mentre la seconda è costituita da bonus e stock option.

La seconda parte è complicata da analizzare ma diciamo che tendenzialmente è legata all’effettivo andamento dell’azienda e ad effettivi risultati conseguiti, anche perchè le stock option rappresentano azioni dell’azienda e quindi risentono dell’andamento del mercato e inoltre costituiscono per l’azienda una possibilità di aumentare la retribuzione a costo zero, mentre i bonus dovrebbero essere degli incentivi e dei premi ma a volte si scopre che le aziende gli erogano anche in periodi di crisi e di contrazione del fatturato aziendale.
Per fare un esempio a caso (è il primo risultato che ho trovato tramite Google): nel 2011 Donatella Treu, che guida il gruppo editoriale di Confindustria (l’editore del Sole 24 Ore), a fronte di un bilancio in passivo di 8,4 milioni di € ottiene un aumento di stipendio del 20% mentre i dipendenti dell’azienda subiscono tagli e prepensionamenti. (http://bit.ly/YkTQJo)

Per farci un’idea di massima delle cifre in gioco ecco un elenco di stipendi di presidenti di aziende italiane risalenti al 2010 confrontati con l’utile dello stesso anno:

Luca Cordero di Montezemolo, Presidente Ferrari (utile 2010 1919 milioni di €): 7,5 milioni di €
Sergio Marchionne, Presidente Fiat (utile 2010 2200 milioni di € ): 4.8 milioni di €
Paolo Scaroni, Presidente ENI (utile 2010 6870 milioni di €): 4,272 milioni di €
Fedele Confalonieri, Presidente Mediaset (utile 2010 352,2 milioni di €): 3,52 milioni di €

Per capire cosa succede anche all’estero ecco un elenco di stipendi di CEO di aziende americane risalenti al 2011 confrontati con l’utile dello stesso anno:

Mark Zuckerberg, CEO Facebook (utile 2011 1600 milioni di $): 0,5 milioni di $
Daniel Akerson
, CEO GM (utile 2011 7600 milioni di $): 1,7 milioni di $
Alan Mullaly, CEO Ford (utile 2011 22000 milioni di $): 2 milioni di $

Tutte queste cifre non includono bonus e stock option ma si limitano al puro e semplice stipendio, bisogna infatti calcolare che grazie ai bonus lo stipendio di Zuckerberg del 2011 è stato di 1,2 milioni di $ e che Daniel Akerson, il CEO di GM, ha ricevuto 5,9 milioni di $ in azioni come bonus per aver fatto crescere gli utili aziendali del 65%, bonus che si sono dovuti limitare alle stock option perchè essendo la GM finanziata con soldi pubblici non può erogare bonus ai propri dirigenti in quanto vietato dalla legge negli Stati Uniti. Infatti il collega Alan Mullaly, CEO di Ford, nel 2011 ha portato a casa oltre i 2 milioni di $ di stipendio anche 5,46 milioni di $ di bonus e ben 22 milioni di $ in azioni non dovendo sottostare a nessun limite imposto dalla legge.

In Italia Paolo Scaroni, il presidente di una società pubblica come ENI, nel 2011 ha percepito oltre allo stipendio 3,44 milioni di € di bonus, di cui 175000€ in azioni. ENEL nel 2011 pagava all’amministratore delegato Fulvio Conti una retribuzione di 4,37 milioni di euro, grazie a un bonus di 2,93 milioni di euro, a cui si devono sommare compensi in azioni valutate circa 270 mila euro. (http://bit.ly/Z8jHCc)

Che ci sia da mettere un freno anche in Italia? Non tanto agli stipendi, che se presi singolarmente rappresentano cifre importanti ma non pazzesche, quanto al sistema dei bonus,specialmente se erogati in un periodo di crisi e indipendentemente dalle prestazioni aziendali. Perchè credo che sia un insulto per tutti veder erogati dei bonus a manager che dirigono aziende in perdita e con dipendenti in cassa integrazione.

Whatsapp “finalmente” a pagamento

whatsapp-privacy

Per i terminali Android, Windows Phone e Blackberry è “finalmente” finito il periodo di utilizzo a scrocco di WhatsApp, mentre chi lo utilizza su terminali iOS lo ha già pagato a suo tempo comprando l’applicazione.

Dico “finalmente” perchè il periodo di incertezza sulla gratuità dell’app in tutta onestà non mi è mai piaciuto, preferisco sempre sapere quanto devo spendere e se devo spendere.

Girano un sacco di voci trane sull’ammontare del pagamento, qualcuno dice che WhatsApp dovrebbe costare 1€ al mese e altri dicono che dovrebbe costare 1€ per un utilizzo senza limiti. Come sempre la verità sta ne mezzo e WhatsApp costerà 1$ all’anno o se preferite 0,76€ circa stando al cambio attuale (2 Marzo 2013).

Questo per quanto riguarda chi lo usa su Android, Windows Phone e Blackberry mentre chi ha acquistato l’app su iPhone lo avrà a vita per soli 0,89€.

Il pagamento per chi lo utilizza su smartphone Android avverrà tramite Google Play ma per chi non vorrà legare la propria carta di credito al sistema di pagamenti di Google potrà usare anche il proprio account PayPal. In questo caso la procedurà sarà un po’ più complicata perchè si dovrà andare sul sito whatsapp.com/android e scaricare il file apk da installare tramite esplora risorse e che modificherà il metodo di pagamento da Google Wallet e PayPal.

Trovo giusto pagare un app così ben fatta e presente su praticamente tutte le piattaforme possibili però leggo in giro che molti stanno già pensando ad eventuali alternative. Voi che idee avete?