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Petardi e Cani, ovvero chissene delle persone.

La notte fra il 31 dicembre 2010 e il 1° gennaio 2011 c’è stato 1 morto accompagnato da 500 feriti mentre nel capodanno del 2010 per fortuna non c’è scappato il morto ma i feriti sono stati 509.

Fra i 500 feriti dello scorso capodanno i minori di 12 anni sono 68 e 59 quelli tra i 12 e i 18 anni. Un ragazzo di 15 anni, solo 1 anno fa perdeva una mano a causa di un petardo, mentre un signore di 40 anni perdeva 3 dita e invece di vietarli su tutto il territorio nazionale per un motivo sacrosanto come la salute pubblica e la sicurezza vengono vietati in alcune città perchè spaventano gli animali.

Non c’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo?

Ho un cane, il buon Attila, che viene spaventato dai botti e mi rendo conto che per lui la cosa non è particolarmente piacevole da subire, non lo è nemmeno per me perchè in generale lo scoppio di un petardo mina per qualche istante la mia quiete, ma penso che non lo sia nemmeno per un bambino perdere una mano o per un signore salutare 3 dita, no?

Sono favorevole in un certo senso al divieto, ma non condivido le motivazioni alla base, sarebbe come vietare la vendita delle pistole non perchè le puoi usare per far secco un tizio ma perchè potresti sparare al gatto del vicino, e lo trovo un po’ paradossale. Il divieto poi per com’è strutturato non è molto applicabile, a Torino sono 80 euro di multa, ma trovare chi ha sparato un petardo non è così facile e quindi alla fine è un divieto inutile.

Dovrebbero vietare la vendita di ogni petardo, invece sono liberamente comprabili in molti supermercati e cartolerie, così si limiterebbe di molto il problema e tutti potremmo dormire sonni tranquilli, cani e gatti inclusi.

I ristoranti pieni e la crisi

Berlusconi ha elevato a verità qualsiasi puttanata demagogica possibile ma con i ristoranti pieni e i voli tutti prenotati ha realizzato un vero capolavoro.

Capita di sentirlo dire, basta che qualcuno non riesca a prenotare un ristorante per autorizzarlo automaticamente a smentire la crisi economica che ci sta colpendo ridicolizzando tutto e tutti.

Siamo noi i cretini che credono nella crisi anche se per andare da Milano a Roma non si trova un posto in treno o se alle vacanze non rinuncia nessuno, classici termometri per capire l’andamento economico di un paese.

E’ un po’ come capitare in un giorno di sole a Londra e convincersi che il clima piovoso dell’Inghilterra sia una diceria.

Ovviamente la crisi non c’è e i ristoranti sono talmente tanto pieni che il 65% dei ristoranti della provincia di Pavia è in vendita o rischia la chiusura, e credo che il dato sia simile anche in altre zone d’Italia. I ristoranti sono pieni il weekend, ma ormai praticamente vuoti in settimana e il consumo di caffè, vino e dessert è calato, per la serie mangiamo il minimo indispensabile pur di non rinunciare ad uscire a cena.

Stessa cosa per le agenzie viaggio, perchè se è vero che alle vacanze non si rinuncia, ora si punta a periodi più brevi, il weekend lungo ormai ha preso il posto della settimana, e si va di fai da te e low cost, tanto è vero che nel 2010 erano circa 3000 le agenzie di viaggio a rischio chiusura.

Sempre perchè la crisi non c’è.

Padre obbliga la figlia alla verginità.

Una ragazza di 16 anni è obbligata a sottoporsi a frequenti visite ginecologiche  per stabilire la sua verginità (fonte Repubblica), una vera ossessione per il padre che voleva vederla arrivare pura al matrimonio. Un quadro di arretratezza mentale e sociale tale per cui i nostri pregiudizi ci farebbero pensare ad una ragazza con il capo coperto da un Hijab inserita in una famiglia Islamica osservante magari di immigrati non perfettamente integrati, invece stiamo parlando di una italianissima famiglia Cattolica e di una ragazza,Violenza sessuale inventata: vergogna “per la prima volta”, sedicenne sarà denunciata
diplomata come addetta sala bar all’istituto arti e mestieri, che muore dalla paura per aver fatto l’amore con il suo ragazzo, che alla famiglia ovviamente non piace.

Tutto questo come nei migliori racconti fa da sfondo ad una tragedia che però coinvolge anche degli innocenti, perchè lei ovviamente trovandosi nel panico deve raccontare una storia per proteggersi da eventuali punizioni paterne. Che storia si potrebbe raccontare plausibile per perdere la verginità senza dover raccontare la verità? Ovviamente uno stupro, in un mondo così pieno di violenza ci potrebbe stare, poi è la prima paura  per una donna quando passa in una zona un po’ malfamata e magari poco trafficata, quindi è credibile. Poi in barba alle statistiche che dicono che 6 stupratori su 10 sono di nazionalità  italiana, con i rumeni che stanno al 7% circa (fonte Panorama), ma seguendo perfettamente i pregiudizi dell’italiano medio ovviamente chi l’ha stuprata deve essere un Rom. Vuoi mettere raccontare a mamma e papà che sei stata stuprata da un torinese doc? Non ci crederebbero mai, invece due Rom puzzolenti ci stanno a meraviglia.

Così arriviamo alle vittime, non tanto vittime della fantasia di una ragazzina, a sua volta vittima della mentalità arretrata al limite del medioevale dei suoi genitori, ma alle vittime di tutta questa serie di pregiudizi: i Rom. In un attimo questo domino di pregiudizi fa cadere le proprie tessere con velocità crescente e arriva fino ad un campo nomadi. Dal racconto della ragazza ad un volantino che recitava: “Adesso basta, ripuliamo la Continassa”; fino a passare ai fatti e mentre il campo nomadi sta bruciando fra le fiamme, in un classico rogo che fa molto caccia alle streghe, arriva la notizia che la ragazza si è inventata tutto.

Due pesi e due misure

Che la Chiesa Cattolica abbia un rapporto privilegiato con i governi italiani non è una novità, non è mia intenzione dire nulla di nuovo su questo tema perchè non è ancora successo nulla a cui non siamo abituati ormai da anni, però si è evidenziato un favoritismo esagerato nei confronti della Chiesa di Roma in questo periodo di tagli.

Come sempre due pesi e due misure, perchè se si reintroduce l’ICI per le prime case e si rivedono i moltiplicatori per le rivalutazioni per le abitazioni (da 100 a 160), i negozi (da 34 a 55) e gli uffici (da 50 a 80) non solo non si fa pagare l’ICI alla Chiesa per luoghi di culto a volte discutibili, ma il coefficente legato agli immobili di tipo B, ovvero conventi, collegi, scuole,seminari e convitti che rappresentano la parte di immobili commerciali per cui la Chiesa dovrebbe pagare le tasse, non viene cambiato e rimane invariato a 140. (fonte Il Fatto Quotidiano)

In seguito a questa disparità di trattamento sono nati su Facebook vari gruppi anticlericali e Micromega ha lanciato una campagna di raccolta firme che potete trovare qua: http://bit.ly/ici-chiesa, che ha già raggiunto quota centomila.

 Il  deputato PD Andrea Sarubbi ha dichiariato parlando dell’attuale clima di anticlericalismo: “Sarebbe bastato a questi signori mettere piede in una parrocchia  per evitare di coprirsi di ridicolo. Se le parrocchie facessero pagare gli Enti locali per i servizi sociali offerti al territorio, l’ampiezza del loro credito sarebbe evidente. Tra il clericalismo ostentato e l’anticlericalismo represso c’e’ una sana via di mezzo: quella di una laicita’ serena, che alcuni miei colleghi evidentemente non hanno mai avuto la fortuna di sperimentare” (fonte Daw)

Peccato che l’On. Sarubbi si sia dimenticato che la Chiesa percepisce anche l’8 per 1000, che ammonta a circa un miliardo di euro e che dalla Chiesa viene speso così:
8% per missioni e interventi caritativi all’estero
12% utilizzato per interventi di carità in Italia
35% va agli stipendi dei quasi 40 mila sacerdoti italiani
mentre mezzo miliardo all’anno viene speso per imperscrutabili esigenze di culto, spese di catechesi, attività finanziarie ed immobiliari;
(fonte Byoblu)

Credo che l’8 per 1000 possa finanziare tranquillamente questi servizi che la Chiesa eroga sul territorio attraverso le proprie parrocchie senza doverle regalare anche l’ICI.

Gli stipendi dei parlamentari sono un falso problema.

In questo periodo di crisi nascono su Facebook svariati gruppi per la riduzione degli stipendi dei parlamentari italiani sublimando quello che da anni è sempre stato un sentire comune da parte della popolazione cioè che siano la causa dello “spreco”.

Tralasciando il fatto che sono gli stipendi più alti d’Europa con 144mila euro netti, distanziando di circa 40mila euro l’anno i nostri vicini austriaci, il totale di quello che viene speso dallo stato per i loro stipendi ammonta a circa 136.080.000€ che è il 0.54% dell’attuale manovra di Monti da circa 25milardi di euro, quindi rispetto ai numeri in gioco e al nostro debito pubblico, che ammonta a 1901miliardi di euro, sono ben poca cosa.
Non fraintendetemi, secondo me andrebbero ridotti e riallineati con la media europea, ma urlare allo scandalo proponendo l’irrealizzabile soluzione di far “lavorare” i parlamentari gratis è un atteggiamento che non porta da nessuna parte.

Sarebbe poi una soluzione adatta solo a distrarre le masse così come è uno specchietto per le allodole la rinuncia da parte del nostro nuovo Primo Ministro Monti dello stipendio da ministro dell’Economia e di quello da Primo Ministro, perchè casualmente non rinuncia al vitalizio da Senatore a vita.

La politica costa e da noi costa più che negli altri stati d’Europa. Le spese della Camera dei Deputati  ammontano a circa 1miliardo di Euro (pari al 4% della manovra correttiva di Monti) e quelle del Senato sono simili e racchiudono voci di spesa assurde come 6 milioni per la ristorazione, ma anche l’affitto dei palazzi per gli uffici degli onorevoli a 25milioni l’anno. Purtroppo noi ci lasciamo distrarre dagli stipendi o dal fatto che pagano poco il pranzo o il barbiere e ci perdiamo i veri sprechi come i rimborsi elettorali, per un totale di 3euro a voto cioè il triplo rispetto alla Francia, o i 4600 dipendenti della Presidenza del Consiglio cioè 4 volte quelli del Cabinet Office britannico.

Il Governo dei Tabù

Oggi, ovvero il giorno dopo la celebrazione della Giornata Mondiale della Lotta all’AIDS, il Corriere della Sera ci informa che il Ministero della Salute avrebbe vietato l’uso del termine profilattico all’interno delle trasmissioni RAI. (Qui l’articolo)

Ovviamente il Ministero della Salute ha smentito il tutto.

Non mi pronuncio e non mi voglio pronunciare sulla verità o meno di queste affermazioni ma vorrei soffermarmi sul fatto che sono possibili sulla base del curriculum del nostro Ministro, e che se fossero vere oltre ad essere una disgustosa intereferenza nella laicità dello stato e dell’informazione in un momento di crisi dove abbiamo altre cose a cui pensare fanno riflettere sulle reali priorità di questo esecutivo.

Il mio concittadino Renato Balduzzi, ministro della Salute, è un giurista prestato alla sanità e fra le tante attività è stato direttore di Coscienza,il bimestrale dei Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di cui è stato il presidente, e all’ultima Conferenza sulla pastorale sanitaria ha dichiarato:
 “Il diritto alla vita non è espressamente menzionato nella Costituzione italiana. Ma questo non significa che non sia presente in essa. Anzi, la circostanza che non sia espressamente menzionato da ancora più rilievo ad esso perché lo fa il presupposto di tutti i diritti.”
Balduzzi è ovviamente un buon cattolico ed è effettivamente impegnato e vicino alla chiesa e pur non costituendo una prova o un peccato giustificherebbe e darebbe una motivazione all’indicazione anti-preservativo data alla RAI.

Tutto questo se fosse vero sarebbe una dannosa intereferenza all’informazione, dannosa non solo per la libertà di informare da parte di giornalisti ed esperti, ma dannosa per chi ascolta queste notizie date a metà. Se non faccio arrivare al pubblico il concetto che l’AIDS non solo è ancora in giro, ma non se ne parla più perchè poco di moda, ma che per debellarla uno dei metodi più efficaci è il preservativo sto trasmettendo un concetto sbagliato e su un tema del genere dove si parla di malattie mortali tutto questo è seriamente pericoloso.

Devo aggiungere che in un periodo come questo, dove in Italia ci sono ben altri problemi, dedicare tempo e fatica per assecondare le convinzioni religiose di un ministro, in uno stato laico, suona mostruosamente irrispettoso nei confronti di tutta la nazione che vive con apprensione questo momento di grandi incertezze sul proprio futuro economico.

Libero titola: "Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli"

Libero, oggi 30 novembre 2011, pubblica un articolo firmato da Camillo Langone intitolato “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”. L’articolo potete leggerlo un po’ a fatica cliccando sull’immagine.

Langone inizia accusando i giovani italiani di non voler affrontare il difficile lavoro del genitore, non provando nemmeno ad analizzare le reali cause ma limitandosi ad un discorso molto facile sul preconcetto che i figli non sono più forza lavoro ma che anzi sono un debito che va mantenuto. Per rafforzare il concetto cita anche una sentenza della Corte di Cassazione, come se fosse difficile tirare su un figlio per colpa dei giudici.

L’articolo prosegue mettendo in relazione il calo delle nascite e l’aumento del flusso migratorio, correlazione che esiste ma non è così diretta e semplice come vuole presentare in questo articolo, cioè che gli immigrati arrivano perchè nascendo pochi bambini si libera spazio per loro. Se così fosse perchè non vanno in nazioni con una densità di popolazione più bassa della nostra? 
In realtà il flusso migratorio è assorbito e incentivato dalle opportunità offerte da tante aziende che si ritrovano senza manodopera perchè noi italiani determinati lavori non vogliamo più farli, quindi anche se facessimo più bambini questi posti non sarebbero comunque destinati a loro ma rimarrebbero agli immigrati.

Langone contiuna giustamente facendo notare come la piramide demografica italiana sia sbilenca e che vada raddrizzata, però non prendendo minimamente in considerazione gli incentivi e le riforme che in Francia hanno portato la natalità nuovamente in positivo (1,98 figli per donna nel 2007) contro il nostro misero 1,3, ma prendendo in mano studi inglesi che mettono in relazione la natalità e la scolarizzazione.

Esiste una correlazione e in Africa questa cosa è stata sottolineata, nel senso che avendo una cultura maggiore sanno come mettere in atto metodi contraccettivi e conoscono le regole igieniche basilari per ridurre la mortalità infantile e di conseguenza fanno scendere il tasso di natalità, ma la situazione europea e quella nostrana sono ben più complesse.

Per esempio la Finlandia è la nazione con la più alta percentuale di donne con istruzione superiore (42%) e ha una natalità pari a 10,37 contro il nostro 9,18. La  Francia con il suo 12,29 ha un’alfabetizzazione pari al 99% per donne e uomini mentre da noi è 98.8% per gli uomini e il 98% per le donne. Quindi tutta questa correlazione onestamente non la trovo.