Il caso dei Marò,ovvero gestire i guai diplomatici all’italiana.

Quando il 3 Febbraio del 1998 un aereo militare americano tranciò i cavi del tronco inferiore della funivia del Cermis uccidendo 20 persone gli italiani chiesero di processare pilota e navigatore. Per l’opinione pubblica sembrava giusto poterli giudicare qui ma il diritto internazionale, per la precisione un accordo fra paesi NATO, permise ai militari americani di essere giudicati negli Stati Uniti. Tutta l’Italia si interessò al caso, anche perchè in tele non si parlò d’altro, e seguì con interesse il processo inutile che ci fù negli U.S.A.

Pilota e navigatore una volta processati in patria furono prosciolti da ogni accusa di omicidio, i 40 milioni di $ stanziati dal governo U.S.A. per risarcire le vittime e i danni alle strutture furono successivamente bloccati e alla fine dovette pagare tutto lo stato italiano, che fu risarcito 5 anni dopo dagli Stati Uniti ma per il 75% della cifra. Giusto per non esagerare, e accontentare un minimo gli italiani, i due piloti furono processati per intralcio alla giustizia, avendo cancellato una registrazione video, e così furono rimossi dal servizio, uno dei due si fece anche 4 mesi e mezzo di carcere.

Ora noi siamo dalla parte opposta e ci stiamo comportando peggio di come si sono comporati con noi gli Americani.

La stampa italiana, adeguandosi alla propaganda politica, ha informato poco e alimentato molto le polemiche cercando di mettere in dubbio qualsiasi cosa, invece per fortuna ci sono dei punti certi in questa questione. Ovviamente si sono aiutati con i titoli sensazionali, per esempio:“I veri pirati? Sono stati gli Indiani” de Il Giornale e ha aiutato anche il fatto che l’opinione pubblica crede che l’India sia una nazione del terzo mondo che deve portare rispetto verso una nazione progredita come l’Italia.

In un anno di indagini e processi, perchè l’incidente è avvenuto il 12 Febbraio del 2012, si è appurato che l’Enrica Lexie si trovava in acque internazionali e che a sparare furono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
Il problema quindi sorge sulla giurisdizione perchè l’India la reclama in quanto il peschereccio su cui è fisicamente avvenuto l’omicidio è battente bandiera indiana mentre l’Italia si appella all’immunità funzionale, secondo cui “un militare che agisce nell’esercizio delle proprie funzioni, e aldilà del territorio del Stato di appartenenza, non ne risponde in prima persona, ma la sua azione od omissione sarà imputata allo Stato di provenienza”. Solo che per l’India l’immunità funzionale non si ravvisa in quanto i militari imbarcati sull’Enrica Lexie sono di scorta ad una nave privata e quindi non agiscono per conto dello Stato italiano.

L’Italia ha “brillantemente” risolto la questione di diritto internazionale non restituendo i marò all’India dopo l’ultima licenza di 1 mese, accordata per permettere ai due soldati italiani per votare. Ovviamente questa cosa mi ha fatto storcere il naso perchè a livello diplomatico non è propriamente una mossa raffinatissima.

In ogni caso i due marò non sono degli eroi, come la destra ha cercato di dipingerli, e nemmeno dei martiri perchè in India sono stati trattati con tutti gli onori, fra guest house, hotel, pizze e cappuccini, e vanno giudicati se non in India almeno in Italia.

Su Repubblica leggo una dichiarazione di questi giorni rilasciata dai due marò :”Ovviamente, siamo felici. Soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo Fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere” e l’ultima parte mi preoccupa un po’,e subito mi chiedo “non è che faremo come gli USA con noi per la strage del Cermis?”

Perchè se dovesse finire a tarallucci e vino allora sì che sarebbe veramente una pessima figura a livello internazionale.

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